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Quantitative Easing for rich? TOPIC: POLITICA MONETARIA

Dagli anni 80 nel mondo occidentale si è ravvisata una crescita della #disuguaglianza sia sul piano della #ricchezza #patrimoniale, sia sul piano #reddituale. La politica #monetaria in piena sintonia con i modelli economici del tempo ed attuali si è posta la problematica di stimolare o raffreddare le economie in corrispondenza rispettivamente di cicli economici sfavorevoli o favorevoli, ragionando quasi esclusivamente in modo aggregato. Questo approccio è stato una stretta conseguenza dell’impossibilità soprattutto nel ventesimo secolo di trovare modelli maggiormente complessi che fossero rappresentativi della diversità degli agenti economici, ma altrettanto efficaci.




L’argomento della disuguaglianza è tornato alla ribalta soprattutto nell’ultimo decennio quando le politiche di #quantitative #easing sono state considerate da alcuni osservatori e da alcune parti politiche una delle cause di questo fenomeno. L’enorme #liquidità immessa nel sistema tramite le banche ordinarie in parte è stata destinata non alla concessione di nuovo #credito, ma ad un corposo #investimento nei listini #azionari che sono cresciuti a ritmi sostenuti. Risulta intuitivo comprendere che a beneficiare maggiormente di questa inflazione siano stati i possessori di azioni i quali si collocano nella parte più a destra della distribuzione (più #ricco). Sul piano reddituale però, è proprio la coda sinistra che in termine occupazionali e salariali sembra averne maggiormente beneficiato. Indubbiamente una maggiore concessione di credito favorita da questi stimoli ha incentivato le imprese ad #investire e conseguentemente ad assumere maggiore forza lavoro.




Sul piano #patrimoniale queste famiglie con la classe media in base alla differente propensione al #rischio e quindi in base alle scelte di risparmio ha tratto vantaggio dai rendimenti consistenti dei listini azionari e/o è rimasta svantaggiata dalla compressione dei rendimenti obbligazionari e in particolare dei titoli di stato. In generale la ripresa dei prezzi nel mercato #immobiliare sospinta da queste misure ha incrementato il valore della prima casa o di altri investimenti immobiliari, incrementando la ricchezza patrimoniale.



Il punto fondamentale evidenziato dalla #BoE (Bank of England), equiparabile ad altri paesi europei, è che la conseguente crescita patrimoniale in asset illiquidi soprattutto per la coda sinistra della distribuzione non si è tradotta in una maggiore disponibilità in termini monetari, al contrario la coda destra ne ha tratto enorme beneficio in quanto possessori in proporzione di più #asset finanziari.

In questa sede si propone una trattazione semplice e incompleta delle conseguenze dirette (variazione dei tassi, interessi sul debito) ed indirette (occupazione e prezzi azioni). Conseguenze in entrambi i casi difficili da stimare per carenza di dati, forte #diversificazione dell’area euro e intervento di altri fenomeni (globalizzazione, liberalizzazioni dei mercati e molte altre).

Per colmare questo #gap conoscitivo, hanno fatto il loro ingresso da qualche anno nel mondo accademico #modelli che includono agenti eterogenei; le aspettative sono che questi modelli più complessi, ma più rappresentativi colgano anche gli impatti della politica monetaria in termini di disuguaglianza. È proprio grazie a questi modelli definiti #HANK model (Heterogeneous Agent New Keynesian) che si apprezzano maggiormente gli effetti benefici indiretti della politica monetaria in termini #occupazionali e #salariali. Sembra che le #banche #centrali stiano accogliendo positivamente l’avvento di questi nuovi modelli e stanno lavorando per includere nelle scelte monetarie la questione della #redistribuzione.

Nel valutare le scelte monetarie che hanno condizionato e stanno condizionando l’area #Euro occorre però porsi l’interrogativo di quali alternative le banche centrali avevano e hanno nel rispondere a queste #crisi.

Autore: Simone Nosotti, Asset Management,Risk Senior Associate

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