top of page
  • Immagine del redattoreUCFA

Petrolio, le dimensioni del cambiamento TOPIC: OIL&GAS

‘’Less than zero’’ è il titolo che la testata giornalistica del Wall Street Journal ha utilizzato di recente per indicare il tracollo del #petrolio, provocato dallo scenario pandemico che caratterizza i nostri giorni.

Il Covid-19, infatti, ha causato una paralisi all’economia mondiale e, di conseguenza,il crollo della domanda di petrolio.

Nonostante si siano presentate delle divergenze nelle intenzioni dei principali produttori ed esportatori di petrolio: la Russia, infatti, aveva intenzione di mantenere stabile la produzione, l’ Arabia Saudita di ridurla e gli Stati Uniti di mantenere prezzi alti per la più costosa estrazione shale, il 12 aprile 2020 l’ #Opec+ ha stabilito di ridurre la produzione di 9,7 milioni di barili al giorno a partire da maggio.

Al momento, però, l’offerta eccede ancora così tanto la domanda che sono ingenti anche i problemi relativi allo stoccaggio. E’ il caso del centro di Oklahoma che ha raggiunto il massimo della capienza o delle petroliere situate in mare dove portare il carico, anch’esse in esaurimento.

Ma che impatto ha avuto questa vicenda sui mercati?

Il 21 aprile, i futures sul WTI (West Texas Intermediate) con scadenza a maggio hanno subito un crollo storico del prezzo fino ad arrivare a -37,6 dollari al barile, una contrazione del 305% rispetto alla chiusura del giorno precedente e la stessa cosa è accaduta, anche se in entità diversa, ai futures con scadenza a giugno, che hanno registrato un crollo del 41% del prezzo che li ha portati a quotare, in territorio positivo, ma al di sotto di 12 dollari al barile.

La pandemia non ha risparmiato neanche il #Brent che ha subito una pesante riduzione, in misura però inferiore rispetto al WTI. Nella stessa giornata, infatti, la sua quotazione si è ridotta del 28% arrivando a meno di 19 dollari al barile, la più bassa registratasi dal 2002.

Uno scenario che è stato motivo di speculazione e creazione di caos e allarme di liquidità per i contratti futures. Una tale situazione, infatti, ha fatto ben sperare i traders su un rialzo del prezzo del greggio nel breve periodo e sullo sfruttamento dei vantaggi del c.d. contango (=situazione di mercato in cui il prezzo spot è inferiore ai prezzi futuri impliciti nei contratti futures).

Nonostante ciò, si può dire che oggi sia in atto un una fuga dalla prima scadenza dei futures, mentre le posizioni lunghe sull’acquisto son diventate, paradossalmente, più difficili da assumere.

Questo tentativo di rifugio dal ‘’front month’’,messo in atto da parte degli investitori è dovuto al timore dell’estrema volatilità dell’operazione e del rischio che lo scivolone del prezzo sotto lo zero si verifichi nuovamente, dato il pressoché lento miglioramento delle condizioni di lockdown, di domanda mondiale di oro nero e l’eccessiva speculazione effettuatasi.

Per comprendere l’entità della questione, basti pensare al fatto che il più grande ETF petrolifero, lo US Oil Fund (USO) ha abbandonato del tutto il future sul WTI con scadenza a giugno: vende e compra simultaneamente ampie porzioni dal contratto per luglio 2020 fino a luglio 2021; l’ ETF di Samsung Asset Management ha direttamente spostato la sua esposizione dal WTI di giugno a quello di settembre; addirittura a una parte degli operatori rimasti è stato consigliato da brokers di continuare esclusivamente a vendere e non acquistare, in un tentativo di protezione in seguito allo shock del petrolio sotto zero.

Ciò dimostra come, al momento, investire in fondi petroliferi con la prospettiva di grandi guadagni nel breve periodo, dovuta a prezzi ultra bassi, possa simboleggiare una rischiosa illusione per gli investitori.

Diversa è la posizione degli hedge funds, invece. Essendo, infatti, caratterizzati da un profilo di rischio degli investimenti molto elevato, speculano, nonostante le forti tendenze ribassiste del momento, sulla possibilità di assistere a un rialzo del prezzo, dovuta a:

- Vendite massicce da parte degli ETF ed altri investitori, ai quali i brokers sconsigliano al momento di comprare;

- Anticipazione, secondo quanto riporta Bloomberg, a prima del 1 maggio, del taglio della produzione di barili in alcuni paesi tra cui l’Arabia Saudita.

Ciò, effettivamente, potrebbe contribuire ad un più rapido contenimento generale dell’offerta.

Fonti: Bloomberg.com; Il Sole 24 ore; Investing.com


Autore: Giulia Marangelli, Asset Management, Director of Rebalancing Desk

71 visualizzazioni0 commenti
Post: Blog2_Post
bottom of page